• Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
  • Galleria immagini Giorgio Gelpi
ARTIGLI
fijlkam
CONI
Sportpiù Bergamo via Baioni
Enaip Bergamo
POLISPORTIVA TERNO D'ISOLA
JUDO
PUNTO MEDICO SPORTIVO
CASA BIANCA
ICEBERG
atena

06

Apr

2011

BERGAMO

 

 

L’AUTODIFESA DELL’ISTRUTTORE GIORGIO GELPI


La struttura didattica delle lezioni di autodifesa dell'Istruttore Giorgio Gelpi verte su basilari punti cardine che permettono di adattare le sue nozioni a qualsiasi tipologia di allievo, fosse questo un appartenente alle Forze dell’Ordine, un responsabile della sicurezza, uno studente di liceo o quant’altro.

 

AUTOCONTROLLO

 

L’insegnamento dell’autocontrollo è fondamentale per tutti gli sport, ma per la disciplina dell’autodifesa è pressoché indispensabile: il saper gestire nel momento del bisogno il proprio stato d’animo, quasi sempre sfociato nel panico, risulta la prima arma di difesa.

 

Il continuo allenamento, in molti casi sviluppato in situazioni di stress, aiuta ad inglobare la tecnica manuale con. la freddezza mentale: un connubio importantissimo per poter gestire l’eventuale aggressione, certi di fare la cosa più giusta per la propria sicurezza, valutando la dovuta moderazione nella difesa  proporzionata sempre al genere di offesa, per evitare di trascinare l’accaduto in sede legale a discapito dell’offeso.

 

UMILTA’

 

Anche questa dote è particolarmente curata nelle lezioni di Giorgio Gelpi. Le conoscenze delle tecniche di autodifesa, derivate dalle principali arti marziali, non devono essere motivo di aggressività e sfrontatezza da parte dell’allievo ed  e’ soprattutto nelle lezioni rivolte ai giovani studenti dei licei, nella campagna didattica contro il “bullismo”, che l’insegnante tende a valorizzare la dote dell’essere umili senza però porgere il fianco al potenziale  aggressore, così da infondere sicurezza e non spregiudicatezza.

 

Anche per i responsabili della sicurezza (ex Buttafuori) le nozioni di Gelpi sono importantissime, se non indispensabili, viste le nuove normative; spesso quest’ultimi si trovano a gestire situazioni veramente problematiche dovendo interloquire con soggetti  di nazionalità e religioni diverse dalle nostre, oppure con persone con condizioni psicofisiche alterate da alcool o sostanze psicotrope. Curare le doti di autocontrollo, fermezza e umiltà permette di gestire a favore situazioni che potrebbero facilmente sfavorirne il controllo da parte dell’operatore.

 

FERMEZZA

 

L’essere consapevoli delle proprie doti, l'adeguata preparazione fisica, il continuo allenamento ripetitivo delle tecniche di autodifesa permettono all'allievo di acquisire la consapevolezza di saper gestire una situazione di pericolo; in questi casi un’altra dote fondamentale è la fermezza sulla base della quale l’aggredito costruisce la sua consapevolezza. Spesso molti maestri "dell'ultima ora" spiegano e descrivono le aggressioni in modo superficiale e non realistico, trascurando il fatto che a volte l’aggredito deve crearsi una via di fuga: può succedere infatti che l’aggressore sia fisicamente o numericamente superiore, ed è quindi di vitale importanza che la potenziale vittima sia decisa nelle sue azioni e sia in grado di valutare positivamente il suo prossimo movimento, che potrebbe essere sia quello di reagire fuggendo o quello di rispondere all’aggressione con il disarmo e l’immobilizzazione del malvivente. Il continuo allenamento e le nozioni, che a volte possono sembrare ripetitive e noiose, contribuiscono a meccanizzare nell’allievo il giusto movimento e la giusta valutazione della situazione.

 

Per questi motivi gli appartenenti alle forze dell’ordine, che hanno avuto la fortuna di partecipare ai corsi del’istruttore Gelpi,  hanno riconosciuto l’essenzialità e l’indispensabilità di tali nozioni e ne hanno intrapreso l'approfondimento, partecipando a corsi  più intensivi sulle pratiche di autodifesa.

 

ATTENZIONE E PREVENZIONE

 

Come già anticipato nel paragrafo dedicato alla fermezza, voglio ribadire alcune costanti degli insegnanti denominati da me  “dell’ultima ora”.

 

E’ sicuramente più semplice e appagante insegnare tecniche di autodifesa a uomini atleticamente portati, magari ex atleti di arti marziali o altre discipline improntate al combattimento;  è ancora più facile accontentarsi di insegnare come arma di difesa il classico calcio nei testicoli o meglio il pugno in faccia, ma siamo sicuri che tutti siano in grado di colpire un energumeno in questo modo? Siamo sicuri che tutti siano in grado di affrontare un delinquente addestrato dalla sua vita di strada?

 

Le vere difficoltà nascono quando l’allieva è una donna, quando il soggetto aggredito è fisicamente inferiore all’aggressore, quando l’aggredito deve forzatamente cercare una via di fuga, per poi successivamente far intervenire qualcuno in sua difesa.

 

E' soprattutto a questo, cioè a tutte le insidie che offre la quotidianità, che le nozioni di Gelpi mirano a porre attenzione, con particolare riguardo al mondo femminile, che come sempre è sicuramente più vulnerabile.

 

L’attenzione, senza ovviamente vivere nel panico, è importantissima. L’allieva di Gelpi  è in grado di evitare ogni situazione di pericolo: sa come evitare di mettersi in posizione di difficoltà, conosce le eventuali vie di fuga sia che il luogo sia all’aperto o al chiuso (supermercato, parcheggio sotterraneo, discoteca ecc. ecc.).

 

Ovviamente l’attenzione si sposa perfettamente con la prevenzione: la prima autodifesa per il soggetto debole deve essere forzatamente la cura dei luoghi per una successiva prevenzione; il possibile aggredito non deve mai mettersi in condizioni d’inferiorità, deve essere sempre vigile e deve essere sempre in grado di far buon uso delle nozioni da lui acquisite sfruttando soprattutto il fattore sorpresa, per tutelare la sua e, nel caso,  la altrui incolumità.

 

Ecco perché i corsi intensivi di autodifesa di Giorgio Gelpi si rivolgono a volte prettamente e specificatamente  al cosiddetto “sesso debole”, nella consapevolezza da parte di quest’ultime delle particolari difficoltà della vita moderna.

 

CONSIDERAZIONE FINALE

 

Per finire, se nell’ambiente, delle discipline delle Arti Marziali, ovviamente non privo delle solite invidie tra colleghi,  ne è da tutti riconosciuta la grande professionalità, la cura e l’alta maestria nella didattica dell’autodifesa, se ne deduce che è indubbia la qualità delle sue nozioni, peraltro richieste anche in via preliminare da organi militari preposti alla gestione dell’ordine pubblico nazionale e internazionale.

Purtroppo non si può negare che le cronache sono sempre più ricche di episodi violenti, che forse con un po’ più di attenzione ed esercizio fisico potrebbero essere scongiurate, senza innescare in noi la scintilla della violenza gratuita: quindi meglio una lezione di sana autodifesa che una brutta lezione di “vita”.